I come Imprecazioni

C’è un momento preciso che vi mette di fronte a tutto lo schiacciante peso della responsabilità genitoriale: voi siete lì, in bilico sulla scala, e state decidendo come appendere la bellissima foto, fresca di stampa, del vostro pargoletto sorridente.
Prendete la misura, fate il segnetto con la matita, e prendete chiodino e martello dalla vostra luccicante cintura porta attrezzi. Alla prima martellata tutto va bene, il chiodo inizia e entrare nella parete perfettamente dritto; e così anche alla seconda, alla terza e alla quarta.
Vi potreste fermare qui, ma siete dei perfezionisti. Date un’ultima martellatina e, vi schiacciate il dito che diventa immediatamente nero e gonfio come un rigatone al nero di seppia; il quadro vi scivola dalle mani e, al contatto col pavimento, diventa notevolmente somigliante a certi eleganti lavori dell’ultimo Alberto Burri; crollate a terra rovinosamente acciaccandovi la mano sinistra e, per miracolo, non vi affettate la faccia sul pot pourri di vetri rotti posti immediatamente sotto di voi; dal muro si stacca un calcinaccio del diametro di mezzo metro e vi cade sulle quattro dita della mano destra rimaste buone.
Schiumanti di rabbia e doloranti in quasi ogni parte del corpo guardate il disastro che avete fatto e soffocando l’urlo bestiale che avete in gola esclamate a un volume più che accettabile: PORCODDdiiindirindina!

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