C come cullare

Dante, nello scrivere il canto XV del paradiso, si immagina, a spasso per i cumulonembi, di incontrare alcuni antichi membri delle più importanti famiglie fiorentine.
Lui, amareggiato per l’esilio da quella Firenze per cui aveva lottato tutta una vita, se li immagina semplici e felici; senza gioielli, belletti e abiti da ostentare. A simboleggiare l’assenza di quella bassezza e corruzione così presente nella sua epoca (la sindrome dell’âge d’or non è specifica della nostra generazione).
E a proposito di una di queste antiche e semplici donne fiorentine scrive:

L’una vegghiava a studio de la culla,

e, consolando, usava l’idioma

che prima i padri e le madri trastulla;

Dante, che di idealizzazione della donna se ne intendeva, immagina questa brava moglie intenta a consolare il figlio attraverso il rollio della culla e quell’”idioma” che diverte soprattutto (e forse solo) i genitori.
Cullare è cosa antica, una cosa che i genitori, proprio come le vocine idiote evidentemente, fanno da sempre.

Quello che però nemmeno Dante vi dice è quanto pregnante diventerà questa azione nella vostra vita.
Cullare tranquillizza il bambino (che probabilmente rivive parte delle sensazioni che provava all’interno dell’utero materno) salvando lui e voi da nervosismo, urla lancinanti e voglia di sfasciare stanze d’albergo con gli Who in sottofondo.
Un gesto che spesso si fa nel dormiveglia e che diventa, proprio per questo motivo, totalmente automatico.
 
Il divertente effetto collaterale di questa azione è che però, non appena il sonno prenderà il sopravvento, vi troverete a dover lottare con la voglia di cullare nell’ordine: il vostro capo durante una riunione particolarmente avvincente; la parrucca dell’avvocato Riccio, permalosissimo principe del foro cui avete affidato sette cause che per ripicca vi farà perdere rovinosamente; la coppia di rottweiler del vostro vicino di casa ex killer latitante della mafia del Brenta e, soprattutto, il vostro comodino dal quale, giusto sulla vostra testa, fioccheranno tutta una vasta gamma di fragilissimi, acuminati e soprattutto pesantissimi ammennicoli per la prima infanzia.

Attenti giacché, parafrasando Dante: fatti non foste a viver bernoccoluti.

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